In estrema sintesi

scritto da Francesco Giardina
Scritto Ieri • Pubblicato 18 ore fa • Revisionato 18 ore fa
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Autore del testo Francesco Giardina

Testo: In estrema sintesi
di Francesco Giardina

Il nostro egosistema non è aperto,
è chiuso. Vive biologicamente un equilibrio tutto suo, poco Bio e poco logico, insomma  non sta né in cielo né in terra: un ego così non si era mai visto, allo specchio. Eppure ci sono centri che te lo fanno vedere ed io l’ ho fatto, ci sono stato.

 

Vi racconto, dell’  egocentrico sistema umano,  non aperto agli altri e di luce propria.

 

Lo descrive una macchina lobo-auricolare, costosissima. Scrive l’ eco, quel che adesso Scrivo, lo scrive l’ eco.
Ho fatto il richiamo vaccinale della mia egografia.

Me stesso scrive se stesso.
E dice che Ultrasuoni si ripetono costantemente, ossessivi, possessivi di aggettivi qualificativi, di uno stato sovrano.

Cosa dicono?.. Me, me, me. Ripetono me. ‘ e Sempre-mente”. Organi e tessuti molli, tutti. Molli tutti. Molli? Non si può mollarlo l’ ego e il suo eco, stanno dentro un complicatissimo Sistema chiuso. Sono tutto un ecosistema. Ci vorrebbero altri organi, per deliberare.. ma con queste orecchie come fai? Ci ho visto dentro, e  il mio è  così : egologico_ egotermico_ egonomico ( nel senso che  costa poco tenerselo dentro).

Ed ergo che ora e sempre abbia eretto tutto. Eregge tutto, o erige?  o forse si dice esige..? Come si dice ?

E comunque, l’ ego edifica e- regge tutto il sistema, perché lavora bene. Dunque è parecchio ergonomico quel che compie l’ ego. Apparentemente comodo, sicuro, funzionale ed efficiente.. Ma quando mai, non credete a una parola!

 

La Cata-Strofa naturale in questo casi è d’ obbligo che sia puramente poetica, e come ogni bella poesia che si rispetti, pretende la chiusa, del sistema, ed io la faccio prima..

recita più o meno così: ohibò.

Parafrasi senza prosa: dice che non  è più egosostenibile un sistema così chiuso su se stesso.

 

Allora Che farsi?Di Cosa falsi e come farsi?  Io credo  sia il caso di Smaltirli o smaltarli. E se devo proprio dirla tutta, propendo di netto per la prima: le unghie sono troppo affilate, si rischia di tagliarsi.

 

Serve a qualcosa?

No, pero è meglio che andare in giro con le unghie rosse e sanguinanti.

 

Cosa fare davvero, dunque? Niente:  palliativi e riciclarsi. Riciclarsi tanto! Alleviano un po’ il dolore, pure quello serve. Ad esempio, è Raccogliermi in Ecoballe; lo faccio spesso, e ve lo consiglio: rimuovere i blocchi di cemento amato, aiuta. A volte l’ humour aiuta l’ umore a prendersi in giro e a compattarti di rifiuti e farne ecoplastica, per riciclarti sempre dalla parte di un sorriso. Imballi e ingranaggi che vengono pressati e avvolti in fogli di carta, continuamente -  continua mente che mi sta piacendo-  e per essere poi stoccati più facilmente in scherno, liquido.. va bene anche fosse umorismo banale. Ci sono anche chiare macchie scure in fondo ai tessuti ottici, si scorgono e scorrono. Si vedono a occhio nudo, fuori e dentro, vanno dallo schermo protettivo  esterno fino allo scherno interno. Sono le temibili e terribili fibre Ecofobiche. FI-lamentano e Dappertutto proliferano, filamentano e ci fanno vedere male.  C’ è in sostanza una sostanza tossica generata dal nostro sistema nervoso, dovuta alla paura morbosa e patologica di stare soli in quella casa. Gli analisti mi hanno detto che è classificata come disturbo psicologico verso lo spirito: livello 1, stadio di non ritorno, nessuna speranza. Di cosa stanno e sto parlando?  De la casa dell’ anima, che sembra una casa infestata di spiriti. L’ ecofobia è  assai dannosa perché Esorcizza l’ esercizio spirituale. In pratica Mi mando da solo al diavolo e pure all’ Ecocentro,  epicentro specializzato  attrezzato alla raccolta dei  terremotati dell’ anima.

 

Qualcuno, a questo punto, potrebbe giustamente dirmi: fermati!

Ed io non mi fermo, continuo a farmi male.

 

E dunque, sono andato ancora più affondo. D’ altronde, ho fatto un esame completo e costosissimo, mica scherzo. E poi, per la salute questo ed altro, non si deve mai badare a spese. E poi la situazione andava scandagliata bene, l’ anamnesi richiedeva indagini più accurate.

 

Ed allora ho fatto pure l’ Egocardiogramma ed ho visto immagini del mio cuore in movimento, o meglio: tu e io immaginiamo di vederlo muovere, ma in realtà è fermo… giuro, non batte_ ciglio. Gli va bene tutto.

 

Ma il referto, purtroppo,  era ancora molto più lungo e grave di quanto immaginassi.

Non ammetteva repliche, solo una puntata dal vivo e non registrata: la vita. 

Mi dava spacciato, era più  un referetro ed una doppia condanna: diceva che ero due volte morto, la prima per necrosi cellulare dell’ orecchio destro e la seconda del sinistro. La riparazione cellulare in questi casi non interviene neanche, non vale la pena. Anche perché  l’ antenna madre è  compromessa, e pure quella del mio smartphone cellulare. Soffrono entrambe di  egodistonia. Che vuol dire? Che le mie e le sue cellule non  s’ accoppiano e non s’ ascoltano; non si mandano e  né  ricevono più segnali di vita umana. Il mio sistema cellulare prova  un forte disagio verso le cellule dei miei pensieri e i miei desideri anche,  e viceversa. Non solo, fosse magari solo quello!

Già... perché  il problema è proprio di natura fisica: i miei impulsi elettrici non corrispondono ai suoi. Il suo software  gira a 5 volt, io  invece ci provo  tante volt, fino all’ infinito giro, e se è il caso spengo e riaccendo, e ricomincio come un criceto.

 

 Voi ci ridete ma la cosa è  seria.

 

Ma perché ci sono andato in quel maledetto  centro analisi?

 

Adesso sto pure peggio..

 

Mi sento un  cane con un padrone ben preciso: me stesso.

Lo ammetto:  sento e faccio latrati  e questo sintomo è il più grave. L’ Egolatria. Mi sento come un cane e anche  con un cane, credo stia nascendo qualcosa di grande. C’ è  feeling e usciamo spesso insieme. Lui davanti e io con la coda dietro ci sto appresso. Mi sto legando, lo sento, lo sento quel guinzaglio.. e abbaio ovunque.

 

Ma nessuno mi vede, tutti credono che io sia libero, quando invece è  che ho un collare enorme attorno al cuore.

 Tu ci ridi, ma questo lo chiami amore?

No, io lo chiamo  l’ egosistema, o meglio Lego-sistima, a pezzi. Che è come una costruzione finta, una ricostruzione a olio raffigurante idoli, a pittura fresca, come una gran cappella.

È l'ego Sistina,  che è  vietato ai minori. Un’ opera scandalosa, una cupola che copula, monumentale e meravigliosa, perché l’ ego è  gigantesco e meraviglia a iosa,  ma in realtà  è solo un malato grave, forse terminale, perché di sé ha troppa paura e pure troppa autostima.

È  doppio? No doppiato dalla mia voce,  d’ oppio di me eppure sempre più piccolo di me stesso. Povero d’ Anima.

 

 

In estrema sintesi testo di Francesco Giardina
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